Il presidente della FIGC che verrà

Manca molto poco al 11 agosto, giorno in cui sapremo le sorti della nuova federazione, quella FIGC uscita con le ossa rotte da un mondiale, quello brasiliano, che ha rasentato l’osceno.
Non approfondiamo le cause tecniche del naufragio della nave azzura, non parliamo del neo allenatore del Galatasaray, Prandelli, nel del commissario tecnico che verrà (Antonio Conte?).
Quello che avverrà in quel caldo, si spera, giorno di agosto, sarà lo spartiaque definitivo del nostro calcio.

I due candidati presidenti, Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini, rapresenteranno sicuramente un cambio di rotta, in un modo o in un altro. I modi, questo sono il vero dilemma. Al momento nessuno dei due candidati ha spiegato bene che vuol fare.

L’anziano, o sarebbe più politically correct, l’esperto, Tavecchio ha parlato tanto, sin dai primi giorni post Brasile, ma è sempre sembrato evasivo, troppo attento a non scontentare nessuno con le sue risposte: “si ma anche no”, “no ma anche si”. Troppo attento alla politica e meno attento al programma.

Demetrio Albertini, candidato alla PresidenzaIl giovane, Albertini, dal canto suo ha detto qualcosa in più, si è spinto un gradino più in la: riduzione del numero di squadre di Serie A, più attenzione ai vivai, ma niente di preciso, neanche lui. Il difetto principale sta nella sua indecisione, da subito aveva detto di no alla sua candidatura, poi ha speso qualche giorno a pensarci, qualche giorno fa il no definitivo, e ora, spinto da qualche presidenza di Serie A, il si finale.

I bookmaker danno Tavecchio avanti di mezza misura su Albertini, ma anche in questo caso molti sono i nodi da sciogliere, eventuali “scissioni” dalla Lega Pro in favore di Albertini, e l’orientamento incerto di parte della Serie A nei confronti di Tavecchio.

il commissariamento è un diritto ed un dovere se non si dovesse eleggere il presidente federale il prossimo 11 agosto nell’assemblea elettiva

Giovanni Malagò, Preidente del CONIC’è anche una terza chance, quasi la migliore a fronte di decisioni forzate e politica da prima repubblica, un’ipotesi paventata dal presidente del CONI, Malagò in persona, quella del commissariamento della FIGC. Malagò chiede a voce alta un’elezione condivisa da una maggioranza ampia, molto più alta delle percentuali attuali, “possono esserci anche cinque candidature, l’importante è che quella che vince abbia una maggioranza di consensi in modo che non si sveglino il giorno dopo e dicano ‘ve lo avevo detto, non era la persona giusta’”. Un pensiero molto chiaro che fa avanzare dallo stesso Malagò, riflessioni serie “il commissariamento è un diritto ed un dovere se non si dovesse eleggere il presidente federale il prossimo 11 agosto nell’assemblea elettiva”.
É chiaro quindi che l’11 agosto 2014 sarà una data cruciale per il calcio italiano, qualunque sia l’esito della votazione.

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